4 dicembre 2009

Art. 30 e scudo fiscale: Agenzia forte con i deboli e debole con i forti

Dell’articolo 30 abbiamo già ampiamente parlato. Trattasi di quell’insensata idea dell’Agenzia delle Entrate di scovare i malfattori che si sono inseriti nel Terzo Settore decimando … il Terzo Settore.

Riassumo per chi, giustamente, non si interessa di non profit.

Le associazioni si trovano decommercializzate

  • quote sociali
  • corrispettivi per cessioni di beni e prestazioni di servizi a favore dei soci

grazie ad espressa previsione dell’art 148 del TUIR e del parallelo art 4 della Legge IVA.

Dal DL 185 (art. 30) e dal successivo provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 settembre us, il 148 e le sue prescrizioni non bastano più. Le associazioni, per continuare a considerare non commerciali le sopra dette entrate, devono entro il 15 dicembre inviare un modello con 38 dichiarazioni rese dal rappresentante legale.

Il problema fondamentale di questa dichiarazione è che è sproporzionata – nei mezzi e nelle conseguenze – rispetto alla realtà amministrativa degli enti. Chi amministra un ente non profit non è (al 99% dei casi) un amministratore professionista, e se si fa aiutare da professionisti esterni, questi risultano essere commercialisti non specializzati (nella fiscalità degli enti non commerciali).

Pertanto, una dichiarazione come quella del cd Articolo 30 (o Modello EAS come da denominazione ministeriale tradizionalmente poco utile) produrrà effetti disastrosi nella gran parte degli enti associativi che non invieranno (per ignoranza) il modello: perdita della decommercializzazione delle entrate principali, perdita della qualifica di ente non commerciale (art 149 TUIR).

Secondo un articolo del Sole 24 Ore di ieri (3 dic), sui presunti obbligati (ca 150.000, stima a ribasso su dati di 10 anni fa) ad oggi solo in 15mila hanno inviato il modello per via telematica. Ipotizziamo che in questi ultimi 10 giorni, la cifra triplichi, vorrà dire che il 70% delle organizzazioni diventeranno enti commerciali, e se non li diventeranno subito (siamo a fine anno per fortuna), comunque si troveranno ad incassare somme che ritengono decommercializzate ma che tali non sono, evadendo IVA e IRES.

Peraltro il Governo spera di ottenere da questa misura 150 milioni nel 2010 (quelli del 2009 sono già andati in cavalleria, ovvio) e 300 milioni nel 2011.

Proroga dei termini? Alleggerimento della norma? Nessuno ci pensa, e tra le stanze dell’Agenzia lo si esclude in modo categorico.

Passiamo ad altro argomento: Scudo Fiscale.

Stessa scadenza, ingrato destino, al 15 dicembre; modulo ben più semplice da compilare, con dichiarazioni meno astruse. Conseguenze – per chi lo fa – nulle dal punto di vista fiscale (il pagamento della sanzione pari al 5% è un regalo dello Stato all’evasore), per chi non lo fa, rischia come prima, di certo non “più di prima” (come succede al non profit).

Chi si trova nelle condizioni di poterlo fare, è ben assistito da professionisti capaci che sanno bene interpretare le esclusioni, le diverse casistiche ecc.

E poi, volete mettere? Se vi è un’oggettiva difficoltà di rimpatriare i beni o le somme, l’Agenzia ha prorogato di un anno gli adempimenti (tranne che il pagamento, mi è parso di capire, secondo la giusta ammonizione “pochi, maledetti, subito”).

Quindi: Scudo fiscale con proroga per chi di sicuro ha evaso non avendo – come minimo – dichiarato in quadro RW i beni; Modello EAS senza proroga per chi anche correttamente ha applicato un art 148 sempre necessario ma non più sufficiente.

Dicevo: forte con i deboli, debole con i forti. Detto meglio. A chi è certamente evasore, un buffetto e l’anonimato. A chi deve applicarsi “la presunzione d’innocenza” (associazioni), una sberla che – in un modo o nell’altro – segnerà per sempre l’ente.

Per chi volesse saperne di più sull’art 30, segnalo il link dell’Agenzia, e, della serie “alleniana” <<citarsi addosso>>, oltre che su queste pagine, mi è capitato di parlarne sul mio blog oltre ad uno speciale sul sito del Sole 24 Ore, con annesse videopillole.

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3 Commenti a “Art. 30 e scudo fiscale: Agenzia forte con i deboli e debole con i forti”

  1. Carlo Mazzini scrive:

    Gentile dott Franchi
    prima che incostituzionale, questa norma è inutile e dannosa come solo le cose inutili sanno esserle.
    Concordo con lei che alla fine la si potrebbe vincere; ma ci ritroviamo con troppi piccoli enti, molti dei quali non avranno la forza (anche economica) di rispondere con gli alti e condivisibili argomenti che lei riporta.
    Sembra proprio la riproposizione di uno Stato che invece di cercare di capire come funziona un fenomeno sociale ed economico, grida gioioso affermando: “ora scoviamo i malfattori, per rendere più puro il non profit!”
    Primo: se vuoi scovare i malfattori non punisci (perché l’art 30 è una punizione) tutto il non profit.
    Secondo: sai benissimo che la distinzione manichea tra buoni e cattivi è … manichea, appunto. C’è chi ha frainteso senza essersi messo nulla in tasca, chi evade sapendo di evadere e lucrare, chi per puro caso ha fatto tutto giusto, tranne una parolina, ecc.
    Ma che stato è quello che persegue con la stessa faccia feroce il truffatore lucrativo e l’inesperto non lucrativo?
    Appunto, uno Stato che non sa dare di sé altra faccia se non quella feroce, e che spera che qualcuno scambi per una faccia seria.

    Carlo Mazzini

  2. Carlo Mazzini scrive:

    Concordo in pieno.
    Chi vuole utilizzare un’associazione per fare loschi affari, o meglio per non pagare le imposte, si fa assistere e bene da professionisti con copiosa moquette sullo stomaco.
    Passa pertanto indenne dagli automatismi dell’EAS in quanto anche dichiarasse il falso, il gioco gli vale la candela.
    Pertanto, l’EAS andrà a colpire i soggetti meno informati sulle questioni fiscali / giuridiche delle associazioni, che hanno inteso costituire un’associazione non per frodare il fisco ma per realizzare un’attività quanto meno mutualistica, e comunque senza fine di lucro.
    Carlo Mazzini

  3. Art. 30 e scudo fiscale: Agenzia forte con i deboli e debole con i forti « Imprese Che Resistono Lombardia scrive:

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